Con il software libero la PA risparmierebbe 675 mln di euro!

21 giugno, 2012 13 Commenti »

In tempo di crisi è giusto fare una lotta serrata agli sprechi, rivedere le spese e tagliare ove possibile. Ma c’è ancora un settore in cui l’Italia “eccelle” per sprechi colossali.


Stiamo ovviamente parlando di quello ICT, legato all’acquisto di licenze per software proprietario. E’ di qualche giorno fa, infatti, l’interessante inchiesta pubblicata da Il Fatto Quotidiano circa una nuova gara indetta dallo Stato Italiano per la fornitura di licenze Microsoft per un valore di ben 40 milioni di euro, senza contare quella già vinta da Fujitsu per 40mila licenze Office con un valore complessivo di 12,6 milioni di euro. Un mare di soldi pubblici che potrebbe essere tranquillamente reinvestito, magari in ricerca.

Il software libero – ha dichiarato Luca Nicotra, segretario di Agorà Digitale – avrebbe un impatto decisivo sull’economia locale dell’innovazione, farebbe lavorare professionisti e imprese che oggi di fatto non hanno un mercato e non lo avranno fino a quando le politiche nel settore pubblico saranno orientate al software chiuso proposto da grandi e influenti produttori con relazioni consolidate, rapporti pluriennali con amministrazioni centrali e periferiche. Alcuni governi pensano che dobbiamo riprendere questo controllo e dare la possibilità al paese, alle industrie locali, ai giovani programmatori di poter avere un ruolo nello sviluppo tecnologico. L’Italia su questo fronte non ha una sua visione e rischia di essere una centrale per gli acquisti a beneficio dei soliti noti, siano essi Microsoft, Ibm, Oracle o altri”.

Rincara la dose Flavia Marzano, presidente degli Stati Generali dell’Innovazione, docente universitaria e consulente in materia di nuove tecnologie in Pubblica Amministrazione: “Quei 40 milioni sono la punta dell’iceberg perché le amministrazioni acquistano di tutto e di più, anche quando l’alternativa è disponibile gratuitamente. Scandaloso il caso delle licenze di Office che gli enti locali continuano a comprare spendendo 30 milioni di euro quando c’è il corrispettivo Open Office”.

Già nel lontano 2003, Assinform stimava una spesa globale in ICT pari a 3 miliardi di euro (1,7 per quella centrale, 1,2 per la periferica) di cui circa 675 milioni in software con licenza. Quanti milioni di euro spende oggi il nostro Stato e quanti potrebbe risparmiarne affidandosi a software libero? Insomma, Italia Repubblica delle banane: una semplice provocazione o è tutto vero?

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  • fede

    Discorso trito e ritrito… C’è cmq da contare poi corsi di formazione per tutti i dipendenti delle PA, i costi per la migrazione di file editato con la suite Office verso Open Office, ecc… Alla fine per rientrare nei costi ci vorranno anni.

    • Renato Tuveri

      Pensare che un dipendente pubblico abbia bisogno di formazione per passare da Word a Write e’ davvero deprimente ma forse e’ vero. Ma tieni conto che se anche passando a software Open si spendesse lo stesso si tratterebbero di soldi che “girerebbero” di piu’ in Italia (centri formazione, supporti tecnici ecc..) quindi cmq una scelta migliore per il nostro paese. Ancora c’e’ il discorso della moralita’, quanto e’ morale per un ente pubblico snobbare il software Open che e’ basato sullo studio e’ apporto volontario della comunita’? Insomma io ho le idee chiare su questo, ritengo l’acquisto di licenze da parte della PA uno scandalo punto e basta.

    • Nicola

      Ma per piacere. Allora andiamo avanti così, facciamoci del male.
      Se la pubblica amministrazione utilizzasse software libero, sopratutto documenti in formato libero
      anche il privato ne trarrebbe vantaggio
      e ogni singolo privato (anche lo stesso dipendente pubblico) sarebbe costretto ad utilizzare un software diverso.
      Vedo che tutti hanno imparato ad usare facebook.
      Figurati se una persona se per interesse personale deve scrivere un documento in Libreoffice invece che con word se non ci mette 5 minuti ad imparare.

  • rederik

    Corsi di formazione? Il 90% degli utonti batte sulla tastiera usando un solo dito per mano, centra i paragrafi aggiungendo spazi a sinistra e va su una nuova pagina battendo invio finché non ci arriva… Per non parlare di quando cambia l’estensione di un file credendo di averne cambiato anche il formato! Se si esclude la presa per il c#lo dell’ECDL (ma solo per i più giovani) quasi nessuno ha mai fatto un cosrso di formazione per imparare Word o Excel.
    L’importazione automatica in formato openoffice funziona egregiamente nel 99% dei casi (lo so bene perchè anni fa ho convinto l’azienda dove lavoravo a migrare), non sarebbe certo chissà che problema…
    Tempo fa la provincia di Bolzano ha migrato tutto il settore della pubblica istruzione da Windows+Office a Linux+Openoffice: a fronte di un risparmio di 250000 euro tra licenze e upgrade hardware hanno speso intorno ai 25000 euro tra consulenze e formazione…

  • jack

    >> hanno speso intorno ai 25000 euro tra consulenze e formazione…

    non bastano questi costi, sarebbe ora che si imparasse a valutare “le cose” non solo sulla base delle fatture ma anche dell’efficienza (tempi, ricadute positive o negative…)

    ma dato che è DIFFICILE farlo… alla fine tutti i discorsi si basano appunto su fatture

    che COSTO ha un 1% di importazioni non riuscite in OpenOffice?

  • niff

    che COSTO ha un 1% di importazioni non riuscite in OpenOffice?

    Lo stesso costo che abbiamo pagato da excel2003 a excel2007…

  • niff

    Dimenticavo che nella P.A. acquistiamo PC con già licenza microsoft pagando più volte la stessa.
    Queste e altri costi mancano alla stima del fatto.
    Poi non ci sono soldi…

  • Giuliano Peraz

    Il discorso della migrazione sicuramente costerebbe più di 675 milioni a causa di corsi di formazione, problemi, incompatibilità etc etc ma a lungo termine (10 – 15) anni si riuscirebbe ad avere un risparmio notevole a mio avviso. Così come si aumenterebbe il valore delle persone dipendenti che avrebbero un qualcosa in più.
    Il problema è che i politici non vedono più lontano di 2-3 anni, in alcuni casi anche meno.

  • anonemone

    Chi lavora nel settore non si meraviglia che nei bandi di concorso per l’acquisto del software (come per tante altre cose) le aziende più note elargiscano sottobanco cifre sostanziose alle persone coinvolte.

  • http://www.stefanocanepa.it Stefano Canepa

    L’articolo qui sopra non è dissimile da mille altri che abbiamo scritto in occasioni simili, e dico abbiamo perché anch’io ho sostenuto molte volte che l’adozione di software libero avrebbe favorito il risparmio ma ora comincio a farmi una domanda: perché per passare da Office a LibreOffice il dipendente pubblico dovrebbe seguire dei corsi mentre per passare da Office2003 a Office2007/Office2010 no? Perché i miei colleghi, che ahimè continuano a usare Office perché i clienti per cui scrivono vogliono quello, si sono abituati in un lampo? A questo punto se dal conto leviamo anche la spesa per corsi che risparmio riusciamo a ottenere?

    • Giuliano Peraz

      Perché sono 2 software differenti, a partire dalle semplici icone che sono simili ma non uguali, alla interfaccia, funzionalità etc etc… Ci sono alcuni nomi di funzioni che nonostante siano sinonimi tra loro creano confusione nell’utente del programma.
      Bisognerebbe iniziare a fare formazione dalle scuole per evitare la spesa di corsi di formazione futura e spingere nella adozione di uno standard ISO come Open Document che anche Office supporta dalle ultime versioni.

  • Marco

    Adottare il software libero nella PA non è solo una questione di risparmio.
    L’utilizzo di formati proprietari costringe i cittadini ad acquistare a loro volta software proprietario, o a ricadere nell’utilizzo di software pirata.
    Se poi per qualche motivo il software che gestisce un determinato formato diventasse obsoleto verrebbe a causare non pochi problemi nella gestione dei file.
    L’utilizzo del software libero quindi diventa un obbligo, e non una prerogativa per risparmiare.

  • Michele

    non solo nelle PA ci sono costi di ‘aggiornamento’ .
    Nell’azienda in cui lavoro si sta migrando da windows xp con office 2003 a windows 7 e office 2010.
    Sono quasi sicuro che se avessero usati linux e libreoffice, si avrebbero avute problematiche simili… dov’è bottone per usare il grassetto?
    Solo per noi sviluppatori ci si complicherebbe la vita per via di molte macro scritte in VBA.