Mandriva: non siamo morti, ecco la nostra strategia

24 settembre, 2010 6 Commenti »

Solo qualche giorno fa abbiamo riportato la notizia della nascita di Mageia, praticamente un fork della data per morente distribuzione francese Mandriva Linux.


A quanto pare attorno alle voci che vedevano la nuova società interessata sempre meno all’ambito desktop, e dunque alla versione Community della distro, si è creato un fermento tale che gli alti dirigenti francesi non hanno potuto far altro che rispondere a certe insinuazioni. Mandriva ha infatti dichiarato che la distribuzione è tutt’altro che morta e che la versione Community verrà regolarmente rilasciata agli inizi del 2011. Il commento dell’azienda ha chiarito anche quali sono le sue strategie future.

Innanzitutto c’è l’intenzione di trasformare Mandriva nella distribuzione KDE più gettonata al mondo. Per fare ciò, presto verrà assunto un community manager. Inoltre, il reparto R&D è già al lavoro su nuovi servizi cloud basati su Mandriva e altri legati al mondo server. Si sta lavorando anche sullo sviluppo di nuovi prodotti, specialmente per i tablet con CPU ARM e Intel.  Dulcis in fundo, entro il prossimo anno verranno assunti 20 nuovi sviluppatori in Brasile per spingere Mandriva nei mercati emergenti. Insomma, la strategia c’è ora però bisogna vedere se si avranno le forze, soprattutto economiche, per portarla avanti.

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  • Paolo

    Mi chiedo che valore aggiunto facciano tutti sti fork se non quello di avere caos per gli utenti finali. Ci vollerre una superfondazione che dettasse le linee guida

    • MK77

      E’ il prezzo da pagare quando si ha liberta’. Linux = infinite possibilita’. Forse domani ti sveglierai e deciderai di costruirti la tua distro, modellata secondo le tue piu’ personali esigenze. E nessuno potra’ farci niente.

  • http://massimosconvolto.wordpress.com Prof. Massimo Sconvolto

    Purtroppo la frammentazione non è certo un bene per GNU/Linux.
    Anzi forse è il male peggiore che ne rallenta la diffusione.

    • gna

      Non sono d’accordo. La POSSIBILITA’ di frammentazione è quello che distingue un sistema operativo GNU o comunque “free” da windows, mac os e tutto il resto. Se non ci fosse la libertà di frammentare ci sarebbe un altro “windows” sotto mentite spoglie. Cosa sarebbe poi questa smania di diffusione? Se ha motivo di diffondersi si diffonderà, non c’è bisogno di fare il tifo. Ed infatti si sta diffondendo sempre più. Se una distribuzione non piace o non si è d’accordo con le linee guida, si cambia distribuzione (vedi le recenti polemiche su Ubuntu). Se non c’è una distribuzione che fa’ al caso nostro, se ne abbiamo le capacità ne facciamo una, partendo da un fork di quella che riteniamo più vicina. Se arriviamo al punto di fare una nuova distribuzione, è ovvio che la distribuiremo e lasceremo aperta la porta a tutti i collaboratori. E’ così che funziona: “io” creo perché mi piace, “tu” usi e modifichi, se ti va. Poi è chiaro che questo rende tutto inefficiente. Ma bisogna domandarsi quali sono i fattori che rendono un sistema operativo (ed un software in genere) “efficiente”. E’ solo la velocità di sviluppo? E’ solo la velocità di esecuzione? E’ solo la portabilità? E’ solo l’interfaccia?

      • http://massimosconvolto.wordpress.com Prof. Massimo Sconvolto

        Non si vuole la diffusione ad ogni costo ma la diffusione di gnu/linux, proprio in quanto libero, nella maggior percentuale possibile sarebbe auspicale.
        Pensiamo alla scuola pubblica.
        Vi sono bambini che hanno possibilità economiche e vi sono bambini che non ne hanno.
        L’adozione in massa di GNU/Linux nella scuola pubblica renderebbe giustizia e appiattirebbe le differenze di status rendendo realmente tutti uguali.
        Se costringi qualcuno ad usare windows e non ha soldi per comprarlo lo spingi alla pirateria.
        Ecco perchè dico che poche entità porterebbero ad un miglioramento della qualità generale del sistema operativo e potrebbero porsi come interlocutori di peso nei confronti delle istituzioni.
        Ma forse tu vuoi che GNU/Linux rimanga un sistema “elitario”.

        • gna

          No no, niente “elite”, non fraintendiamoci. Sono d’accordo sull’utilità della sua diffusione. E’ questo che intendo con “se ha motivo di diffondersi si diffonderà”. Quello che voglio dire è che non va inquadrata la cosa in termini di “mercato”. Non ci devono essere mediatori, altrimenti si abbatte ciò che ha permesso al sistema di diffondersi e lo ha contraddistinto. Nessuna mediazione, a nessun livello. Per questo è necessario avere sempre accesso ai sorgenti. Per questo è bello che ci siano molte distribuzioni. In una “dittatura” se arriva molto prima ai risultati rispetto a quanto avverrebbe in una “democrazia”. Non per questo va’ scelta la “dittatura”. Per certi risultati ci vuole tempo.
          Tutto questo mondo si basa sulla GPL, sulla filosofia di Stallman. Quindi, nessuna imposizione, di nessuno su nessuno. Nessun intermediario “globale”.
          Per quanto riguarda la diffusione nelle scuole sono assolutamente d’accordo. Lei è professore, insegna immagino, è la sua figura l’elemento principale per la diffusione. Se si interviene a livello “governativo” è sicuro che tutto andrà a rotoli e ci saranno “rappresaglie” degli interessi privati. Se si interviene a livello di istituzioni locali, non è certo, ma c’è il rischio. Se si interviene a livello di singoli (come me e lei) è sicuro che l’intervento avrà successo. Masterizzi una decina di CD della distribuzione che ritiene adatta e li distribuisca a scuola, si offra di installare il sistema a chi non ne è capace (sono quasi certo che già l’ha fatto). Rimetta in sesto vecchi PC per installarci Gnu. Con un processore dai 700 mhz in su ed un minimo di 256mb di ram si può mettere in piedi un sistema adatto alla maggior parte delle esigenze di uno studente (certamente non va bene per l’ultimo videogioco in 3D). Sicuramente non da parte sua, ma in genere c’è una certa voluta indifferenza da parte del mondo accademico rispetto a questi sistemi operativi.
          In sostanza siamo d’accordo mi pare, volevo solo mettere in guardia dai rischi del “distributore unico”. La frammentazione è, parzialmente, un elemento di inefficienza rispetto alla diffusione, ma è il sintomo che la filosofia di base è ancora viva e questo è importante.