Ubuntu e Firefox: acquazzone in arrivo

Firefox è ormai noto essere il browser che gode del maggior trend positivo in fatto di diffusione a livello mondiale. Ultimamente però si è reso protagonista di un caso “legale” che ha infastidito non poco la comunità open source. Chi lo usa dovrà accettare l’Eula, una licenza d’utilizzo simile a quella dei prodotti proprietari.

Il browser più famoso della Mozilla Foundation sta vivendo il suo momento sotto i riflettori: dopo aver segnato il record assoluto nella giornata del download day e aver visto vacillare il proprio mito nella velocità nella renderizzazione delle pagine web prima sotto gli “attacchi” del browser Apple, Safari al tempo di Firefox 2.x, poi di Google Chrome nella contemporaneità della release 3.0.1.

La comunità open source è in fermento rispetto alla politica di rilascio delle licenze da parte della Mozilla Foundation: di Firefox, così come degli altri prodotti di Mozilla, viene rilasciato gratuitamente il codice sorgente, ma l’utilizzo del codice binario (ossia dell’eseguibile che viene lanciato sui PC, a meno che non abbiate compilato il vostro software preferito a mano dai sorgenti) sarà soggetto all’accettazione di un EULA (End User License Agreement), ossia una vera e propria licenza come avviene per i prodotti commerciali distribuiti da aziende come Microsoft e Apple, che ne definisce e vincola i termini d’uso.

La Mozilla Foundation si è sempre trincerata dietro la necessità di proteggere il proprio sudato lavoro da attacchi esterni che avrebbero potuto sottrarne i diritti sia di immagine che di utilizzo del software. Questa decisione è sempre stata osteggiata da baluardi della comunità open Source quali la distribuzione Debian e Richard Stallman in primis. La distribuzione della spirale ha cominciato a distribuire tutti i software in questione con nomi e logo diversi (nei repository Debian si trovano Iceweasel per Firefox, Icedove per Thunderbird, Iceape per Seamonkey) per osteggiare il fatto che i logo e i nomi dei programmi fossero coperti da copyright. Il fondatore della FSF è stato ancora più drastico accusando come inammissibile la scelta di utilizzo di una Eula e inammissibile il fatto che Firefox non impedisca l’installazione e l’uso di plugin commerciali.

Prossima ad essere coinvolta in questo turbine di contestazione fra FOSS e Mozilla Foundation sarà la popolare distribuzione Ubuntu.

Nella prossima release, ormai alle porte, Intrepid Ibex, verrà chiesto esplicitamente l’accettazione della EULA per l’utilizzo di Firefox come browser. Questa decisione ha sollevato non poche contestazioni da parte degli utenti della distro, così come l’immediata replica di Mark Shuttleworth, il quale ha affermato essenzialmente tre cose: di voler continuare ad includere Firefox nella propria distribuzione; di voler continuare a collaborare con la Mozilla Foundation e di essere quindi disponibile ad accettare le loro richieste.

A fianco di questo il patron di Canonical ha comunque affermato di non avere, come società, gli strumenti necessari a poter valutare le implicazioni presenti e future dell’EULA di Firefox, e di non approvare in toto l’utilizzo delle licenze come strumento. La prossima versione di Ubuntu includerà quindi una versione di Firefox senza marchio così da poter venire incontro anche alle esigenze degli utenti che non condividono la scelta di Mozilla.

C’è da aggiungere che Ubuntu da sempre include nei propri repository parte di software riconosciuto come non libero (come ad esempio il plugin della Adobe per vedere filmati flash), cosicché dai tanti fork della distro sudafricana sono nati dei progetti destinati ad includere solo software libero come Gobuntu, sostenuto dalla stessa Canonical e gNewSense supportato invece dalla FSF. Sempre da segnalare il browser progetto della FSF in merito all’utilizzo dei plugin proprietari, Icecat.

E voi, cosa ne pensate di questa situazione?

FONTE: PCPro

di Lorenzo LombardiTuxJournal.net