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8 novembre 2012 Commenti (0) Visualizzazioni: 0 Focus, ICT Business

Red Hat e Open Cloud, la parola a Frederik Bijlsma

Abbiamo parlato con un manager Red Hat sul tema delle open cloud, ovvero della creazione di architetture cloud computing con sistemi open source.


1) Quali sono le principali differenze tra cloud chiuse, aperte  e ibride? Quali sono I vantaggi che derivano dall’utilizzo di cloud aperte e ibride?

Red Hat crede fermamente nelle cloud aperte e ibride, che integrino elementi di cloud private e pubbliche, oltre che tecnologie eterogenee, siano la scelta migliore. Solo una cloud aperta e ibrida potrà portare i vantaggi del cloud a tutte le risorse IT di un’organizzazione, non solamente a una loro parte. Inoltre può impedire che un vendor possa controllare il modello economico di un’organizzazione, oltre che la sua capacità di innovare. Può definire un percorso immediato, e non un processo di migrazione costoso e complesso. Può evitare di creare una cloud a silos, e di aumentare la complessità di gestione. Può gestire applicazioni e dati tramite un’infrastruttura eterogenea scelta ad hoc.

Adottare una cloud solo privata o solo pubblica offrirà vantaggi tipicamente limitati, perché solitamente muoversi completamente verso uno o l’altro modello non è possibile, o non è pratico. A differenza, scegliere un approccio aperto e ibrido al cloud, permette di ottenere i vantaggi di entrambi.

E’ anche importante che una cloud aperta sia basata su standard aperti, o comunque su protocolli e formati che si stanno muovendo verso una standardizzazione. E non è solo la richiesta di avere degli standard “ufficiali” adottati dagli enti normativi. E’ ragionevole aspettarsi che questi si definiranno nel tempo, sulla base dei diversi livelli di successo e accettazione. Ma la storia della standardizzazione in tecnologia mostra che è lo standard che guida l’innovazione, non che la segue.

2) In tema di sicurezza, una cloud aperta è più o meno sicura? E perché?

Una cloud aperta è costruita su open standard sicuri. Se c’è una cosa su cui il cloud ha sofferto finora agli occhi dei CIO, è l’assenza di controlli di sicurezza centralizzati o a livello di mercato. Una cloud aperta nella quale i controlli di gestione sottostanti e le piattaforme di provisioning comprendano come coprire le matrici di sicurezza e le procedure di governance permette di definire ed implementare policy di sicurezza aziendali verificabili. CloudForms porta tutto ciò ad un livello superiore, consentendo alle aziende di passare a cloud ibride facendo uso di ciò di cui si dispone localmente con una combinazione di risorse elastiche di terze parti in remoto senza allentare la sicurezza o introdurre nuovi rischi per il proprio modello di governance.

Quando le aziende necessitano di comprendere come le loro esigenze di business computing e la loro capacità di elaborare i dati influenzino specifici mercati verticali, o quando la presenza di diverse sedi geografiche conduca ad eseguire controlli di privacy e sicurezza a livello sia nazionale che internazionale, le responsabilità legate alla security possono diventare maggiori. Red Hat collabora con Cloud Security Alliance che rende disponibili gratuitamente matrici di sicurezza leader nel settore sotto forma di fogli di calcolo per offrire la capacità di comprendere come implementare il proprio piano di gestione in linea con la propria disponibilità ad assumersi rischi e con la volontà di passare al Cloud.

3) Ci possono essere problemi ad utilizzare una cloud aperta nel caso un’azienda operi in ambiente Windows o Mac? E nel caso di approccio alla cloud aperta da dispositivi portatili?

L’idea di una cloud aperta e ibrida, è quella di offrire la massima  libertà di scelta. L’utilizzo di open standard come elemento chiave di tutto questo offre la libertà di accedere a una cloud dalla più ampia tipologia di client. Le cloud aperte sono inoltre le più interoperabili dato che forniscono API aperte per interconnettersi con altri sistemi. Utilizzando stack applicativi portatili si possono finalmente usare le stesse applicazioni sia nella propria cloud privata che in quella ibrida.

Per verificare se una soluzione cloud è realmente aperta, si può prendere in esame una matrice come questa:

  • Open Source – si scelgono gli aspetti economici, non il vendor
  • Comunità attiva e indipendente  – non controllata o limitata da un unico vendor
  • Open Standard – a tutti i livelli dello stack consentono una maggiore innovazione
  • Libertà di utilizzo delle proprietà intellettuali – possibilità di implementare senza limiti imposti da brevetti
  • Libertà di scelta infrastrutturale  – implementazione su qualsiasi infrastruttura – la più appropriata per le proprie esigenze, non per quelle del proprio vendor
  • API aperte – API estensibili per la massima interoperabilità
  • Portabilità – possibilità di portare le applicazioni sulle cloud private e pubbliche

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