Linux è pronto per sfondare nel mercato Desktop?

14 marzo, 2013 4 Commenti »

A breve sì. Questa è la risposta di Robyn Bergeron, leader del progetto Fedora, che in un’intervista rilasciata a LinuxInsider fa il punto sul futuro del sistema operativo del pinguino.



Fedora è una delle poche distribuzioni che, tutt’oggi, rappresentano un segno distintivo nel mondo Linux. Come molti di noi sanno già, è sponsorizzata da Red Hat che a sua volta procede allo sviluppo di una release commerciale, Red Hat Enterprise Linux. Ciò, determina, almeno in parte, la grandezza di Fedora, che spesso viene utilizzata come ambiente di test da parte del team Red Hat. Ne consegue che, vuoi o non vuoi, la distro sarà sempre un passo avanti agli altri, avendo la possibilità di integrare prima di tutte le altre alternative, le innovazioni introdotte dagli sviluppatori Red Hat.

Ciononostante, Fedora sarà sempre una distro libera e non commerciale che negli anni ha conservato quei principi che stanno alla sua base. Stallman ci ha regalato il suo concetto di 4 libertà, il progetto Fedora le sue 4 F: Freedom, Friends, Features e First.

E, allora, l’ottima fonte LinuxInsider ha pensato di discutere proprio con Robyn Bergeron, leader del Fedora Project, sul futuro della distro e sulle strade sta intraprendendo il movimento FOSS (Free Open Source Software).

Secondo Robyn Bergeron, il mondo dell’Open Source gode, fortunatamente di buona salute ed è divenuto oggi un affare di circa 8 miliardi di dollari annui. Ciononostante, lato desktop, Linux non vede una diffusissima adozione essenzialmente per un paio di ragioni. Mentre nel mercato dei server il passaggio a Linux è in costante crescita, lato desktop il predomino Microsoft, che ha costruito la sua roccaforte già da diversi anni, sarà sempre un po’ più difficile. Apple è riuscita a ottenere qualcosa in più non fosse altro che per il successo dei suoi prodotti hardware: quando si compra un Mac, al suo interno c’è ovviamente OS X.

Ma qualcosa si può cambiare e l’esempio lampante è il Chromebook, nei primi posti della classifica di vendite su Amazon. La vera campagna di marketing dedicata alla diffusione di Linux è dunque cercare di convincere i grandi produttori ad adottarlo come OS di fabbrica nei loro prodotti. Solo così la gente potrebbe iniziare ad apprezzare il sistema operativo del pinguino, attorno al quale girano troppe leggende metropolitane che partono dalla difficoltà nell’installazione, fino all’impossibilità di fare ciò che Windows o OS X offrono.

robyn-bergeron

Fonte: Linux Insider

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  • http://www.facebook.com/michele.casari.7 Michele Casari

    quindi ha dato ragione a Canonical.

  • berty

    il fatto è che i produttori hardware, boicottano linux anche quando lo offrono.. vedi hp che dice “raccomandiamo windows 8″, oppure ti dà la licenza preview di office (su linux… che non la puoi usare), oppure sbattono il sistema dentro a calci senza nessuna cura..

    • Simone Dedo

      Non è che lo boicottano, è che sono pagati per sponsorizzare Microsoft

  • anonimo

    Uso linux dal 1999 ed e’ dal 2003 che sento ripetere “questo e’ l’anno di linux”. Basta. Questi “guru” non sono piu’ credibili, molto meglio un oscuro contabile che registri le cose gia’ fatte, non quelle ipotetiche che si potrebbero fare. Cosa vorrei sentire? non ipotesi, ma bilanci. Saranno molto piu’ credibili quando diranno “l’anno scorso e’ stato l’anno di linux sui desktop, infatti abbiamo superato il XX% dei desktop installati e ora siamo gia’ oltre il XX+Y%”. Allora si. Ma tutte queste storielle del “tra un po” “a breve” “l’anno prossimo” hanno effettivamente rotto le balle. Per non parlare di shuttleworth che (si vede che era sull’ubriaco andante) aveva sparato la cifra del 200 milioni di macchine ubuntu entor il 2015: (http://www.ubuntu-linux.it/mark-shuttleworth-uds-11-10-unity-leadership-numeri/). A fare la sparata siamo buoni tutti, ma poi la Rete se lo ricorda e viene a rinfacciartelo.