In un’aria di crisi economica generale, anche Canonical, Ubuntu e Mark Shuttleworth hanno dovuto piegarsi sotto i colpi della recessione. In realtà, quella dell’azienda che sponsorizza lo sviluppo della famosa distribuzione GNU/Linux è una situazione al dir poco delicata e per la prima volta il suo fondatore è uscito allo scoperto. Cosa ci riserverà il futuro?
![]()
Il problema è semplice da spiegare. Quando si offre software libero è poi difficile creare un modello di business in grado di bilanciare le uscite per sviluppatori, eventi, campagne di marketing e quant’altro. E questo succede anche quando alle spalle c’è un milionario come Mark Shuttlewoth. “Purtroppo quella legata al software libero non è un’attiva molto remunerativa, anzi non lo è per niente. In realtà non ho mai pensato che vendere pacchetti software potesse aiutare un’azienda come la nostra a sostenersi economicamente”. Parole forti e ricche di significato.
“L’unico modo per trarre dei profitti dal software libero è quello di vendere dei servizi e supporto specializzato. Sia chiaro: attualmente non c’è il benchè minimo problema da parte mia a continuare a finanziare Canonical per altri tre o cinque anni. Siamo in crisi, è vero, ma io ho la pazienza necessaria per guardare oltre questa crisi. Può anche darsi che sia un bene per la nostra azienda. Non siamo in attivo, abbiamo molte uscite ma la nostra offerta si adatta alla perfezione a tutti coloro che vogliono tenere sotto controllo il portafogli”.

A questo punto è lecito farsi delle domande. Cosa succederà se, fra cinque anni, Canonical non avrà ancora trovato un modello di business in grado di sostenerla? Che fine farà la distribuzione che, nel bene e nel male, ha aiutato notevolmente il pinguino ad espandersi a livello globale? Sarebbe una vera e propria sconfitta per tutti. Per il momento non possiamo far altro che incrociare le dita e sperare in un lampo di genio del caro vecchio Mark per risanare la situazione. A pensare che fino a qualche settimana fa si parlava anche di nuove, numerose, assunzioni.
FONTE: Computer World
di Vincenzo Ciaglia – TuxJournal.net







Beh incominciamo noi a sostenere come si deve il software libero con tutte le persone che conosciamo sia che siano utenti o utonti di PC.
Reclamizziamo soprattutto solo hardware libero come openmoko.
Acquistiamo solo hardware libero: vedi http://www.fsf.org
Ubuntu ne beneficerà di conseguenza e con esso canonical
[Rispondi]
Si ma non c’è bisogno di alzare il tono della discussione, bisogna ascoltare i pareri di tutti altrimenti diventiamo meno liberi del software che usiamo
[Rispondi]
@vincenzo
ok
[Rispondi]
@iced – nonavetelettolarticolo: evidentemente non avete letto la mia ultima risposta.Ci tengo a precisare che qui nessuno si augura la morte di Ubuntu, anzi.
[Rispondi]
Articolo superficiale.
Se Canonical non dovesse più sostenere Ubuntu, ci sarà la Ubuntu Foundation, dotata dal buon Shuttleworth di 10 milioni di dollari nel 2005. Quei soldi per ora non sono mai stati utilizzati.
Prima di scrivere articoli così superficiali sarebbe meglio informarsi.
http://www.ubuntu.com/community/ubuntustory/foundation
[Rispondi]