Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex: anteprima del nuovo setup

Entro questo mese di ottobre è previsto il rilascio, da parte di Canonical, di Ubuntu 8.10, altrimenti noto come Intrepid Ibex, in italiano “stambecco intrepido”. Tra le novità più attese c’è il nuovo software di installazione del sistema operativo; vediamo come si presenta.

Abbiamo installato Intrepid Ibex su macchina virtuale VirtualBox per poter agevolmente catturare gli screenshot; lo abbiamo sovrapposto a un Ubuntu già installato, ma questo dettaglio è, in effetti, irrilevante. Su un’altra macchina virtuale abbiamo reinstallato Hardy Heron per poter confrontare le due procedure, al fine di evidenziarne le differenze. Tutti pronti? Allacciamo le cinture di sicurezza, che si parte.

Al boot da CD-Rom, che nella macchina virtuale non è altro che l’immagine ISO scaricata dal sito di Ubuntu, parte l’installazione: solita schermata nella quale scegliere la lingua. Scegliamo Italiano e proseguiamo.

La schermata successiva ci porta nel vivo dell’installazione; un paio di pressioni sul tasto Invio e appare lo splash screen di Ubuntu con una barra di avanzamento: è iniziata l’analisi del nostro sistema. Dopo qualche secondo, forse un minuto, lo spash screen è sostituito dalla vera finestra di installazione: la danza è iniziata.

La scelta del fuso orario non mostra nulla di nuovo, così come la successiva schermata per l’indicazione del tipo e della lingua di tastiera.

Il quarto passaggio dell’installazione mostra una novità: il partizionatore dei dischi è nuovo di zecca. Un accattivante interfaccia grafica anziché la schermata con i radio button delle versioni precedenti ci guida nella delicata operazione di partizionamento. Poiché lavoriamo su macchina virtuale e non ci importa del contenuto della versione precedente, scegliamo di occupare l’intero disco con la nuova installazione. Un clic del mouse sul pulsante avanti e passiamo oltre. Le differenze tra i due partizionatori sono evidenti nella figura che segue: in secondo piano abbiamo Hardy Heron, davanti Intrepid Ibex.

Il passaggio successivo consente di inserire nome, identificativo utente, password e nome del computer. Rispetto alla versione precedente, Intrepid Ibex ha la casella che permette di accedere automaticamente al sistema senza passare dal log in, procedura che ci sentiamo di sconsigliare, soprattutto se non siamo utenti esclusivi del computer.

Da notare che i soliti asterischi per nascondere la password sono stati sostituiti con dei pallini neri; l’effetto a parere di chi scrive, è discutibile, ma quello che conta è la funzionalità, non l’estetica, quindi vanno benissimo. La schermata successiva riepiloga le impostazioni per l’installazione. Proseguiamo. La figura seguente mostra il raffronto tra le due versioni durante l’installazione del sistema.

In fase di installazione, lo stambecco intrepido sembra essere più veloce dell’eroico airone, ma questo dato è da prendere con le molle per la disparità di condizioni tra le due installazioni. Le due macchine virtuali, infatti, hanno a disposizione quantità di Ram differenti, e questo sicuramente può incidere, e le due versioni di Ubuntu sono diverse: la 8.04 è una 32 bit, la 8.10 una 64 bit, e questo, forse, è ininfluente.

L’installazione è completata in un tempo tutto sommato accettabile: tra i venti minuti e la mezz’ora, non abbiamo cronometrato. Da segnalare che la prerelease che abbiamo installato dichiara un incompleto supporto linguistico e tra i comandi e i menu molte sono le voci in inglese.

Un’ultima annotazione: la versione di Intrepid Ibex che abbiamo usato in questa prova non supporta le funzioni di supporto di VirtualBox, quindi non è possibile far passare il mouse in modo immediato tra la macchina virtuale e il sistema ospite, operazione che sulla 8.04, avviene senza problemi, ovviamente dopo aver installato le VBox Guest Additions. Speriamo che il problema non sussista nella versione definitiva.

di Mario GovoniTuxJournal.net