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Phoenix Mars Lander: il successo dell’Open Source

27 maggio 2008 1.010 letture 21 Commenti

Phoenix è la navetta NASA atterrata ieri su Marte. Il suo obiettivo sarà quello di verificare la presenza di ghiaccio nel polo settentrionale del pianeta rosso. Oltre che per la scienza, Phoenix è anche un successo per l’Open Source.

“La navetta spaziale Phoenix ha inviato delle fotografie che mostrano proprio la sua struttura in buone condizioni dopo aver effettuato il primo atterraggio di successo in una regione polare su Marte”. E’ questa la notizia che si apprende da un comunicato ufficiale dell’agenzia spaziale americana NASA.

Si tratta di una vera e propria missione storica in quanto è stata la prima ad essere controllata da un’università, quella dell’Arizona, e la prima ad essere seguita live via Internet. Infatti, tutte le informazioni trasmesse a terra dalla Phoenix potranno essere seguite anche via Twitter e Second Life.

Ma si tratta di un successo anche per l’Open Source, in quanto l’industria aerospaziale è sempre più impossibilitata ad utilizzare software commerciale a causa della sua poca duttilità. Solo il software opensource, infatti, riesce a garantire un livello di personalizzazione tale da rendere ogni missione perfetta sotto il livello tecnico-informatico. Un grazie va dunque anche al kernel Linux, al compilatore GCC e a tutte le altre librerie utilizzate dagli scienziati NASA e dai ricercatori dell’Università dell’Ariziona per i loro software al bordo della navetta Phoenix. Un pezzo del pianeta rosso, insomma, è stato conquistato anche grazie a Linux.

di Vincenzo CiagliaTuxJournal.net

21 Commenti »

  • Livio ha scritto:

    Ciao ragazzi.
    Sono estasiato dalla profondità dei discorsi che si fanno su questo forum. Finalmente un argomento fine trattato con intelligienza e stile, in mezzo a mille siti proponenti forum di insulti. Vorrei condividere istintivamente con spillo l’ideale di un mondo equo-solidale, quasi un nuovo eden con dentro beatles, gesù e marx; questo mondo però non esiste né esisterà mai, perché oltre alle persone altruiste esistono coloro che lavorano quotidianamente x appropriarsi di tutte le risorse economiche per fini gretti ed egoistici (e ci riescono benissimo).
    Devo quindi tristemente condividere quanto detto benissimo da Capitano e da Arumax (maledetti realisti!!) ;-) )

    [Rispondi]

  • Walter ha scritto:

    Salve a tutti, sono un novello utilizzatore di linux ma sono ormai un anziano di questo mondo.
    Ho letto con piacere la passione messa nei vostri post inerenti la ricerca, la fame nel mondo e la tecnologia.
    Certo la ricerca ha costi altissimi ma ha pure ricadute enormi sopratutto se consideriamo che i costi della ricerca sono finanziati in primis da denaro pubblico mentre le ricadute vengono incamerate sotto forma di dividendi dagli azionisti delle grosse multinazionali. Questo dovrebbe fare chiarezza su alcuni aspetti.
    Inoltre la ricerca delle origini della vita anche su altri pianeti darà origine a risultati inimmaginabili per noi omini della strada, inimmaginabili in tutti i sensi, positivi e negativi, i RISULTATI ECONOMICI di queste aziende fanno si che non si pongano limiti o vincoli di coscienza.
    In definitiva non si tratta di colonizzare altri mondi, dubito fortemente che nel 2030 esisterà una base marziana, non per incapacità tecnologica ma per scarsa reddività della stessa rispetto ai costi incredibili di costruzione e gestione, queste date vengono diffuse come placebo per giutificare le enormi spese della ricerca finanziate da denaro pubblico che come detto prima vanno poi a far ingrossare i portafogli degli azionisti delle multinazionali che vi partecipano.
    Detto questo e nonostante tutto ciò continuo ad essere favorevole alla ricerca in toto, essa è e sarà sempre indispensabile.

    [Rispondi]

  • Marco ha scritto:

    Ma perché un semplice articolo sull’uso in ambito scientifico di software libero deve sempre portare alle solite sterili polemiche sul senso della vita?
    Vuoi il senso della vita? Bene, sul robot (a proposito articolista non è una navetta ma un robot, la navetta è in orbita) c’è software liberissimo vero :-) ma soprattutto c’è software già scritto da altri, più immagino molto scritto appositamente.
    Si è scelto di usare GCC perché almeno in America è il compilatore che gira di più nelle università, la cioè dove hanno sviluppato il software che fa funzionare il robot, ma se usavano un compilatore Microsoft non sarebbe cambiata la sostanza della missione, quindi l’articolo doveva essere impostato in un altro modo, cioè facendo notare che usare software libero ripaga in termini di soldi e non sulla poca(?) duttilità del software commerciale (ma che vuole dire?).
    Soldi che l’università avrebbe dovuto spendere per comprare un compilatore per ogni computer, infatti immagino che per creare e poi compilare ogni progetto di ogni programma che gira su quel robot, vi hanno preso parte interi team di persone tutte con il loro bravo PC con dentro almeno un compilatore, immaginatevi quanti soldi hanno risparmiato usando GCC, questo sì che è cool.
    E qui ci porta ad un altro discorso, sviluppare software libero con GCC è non solo figo, ma anche conveniente, almeno fino a quando resterà gratuito, perché: free come in libertà non come birra gratis ;-)
    M.

    [Rispondi]

  • Arunax ha scritto:

    @ spillo
    Sbagliatissimo… questa è ricerca scientifica. E notoriamente la ricerca scientifica porta sempre allo sviluppo di informazioni utili. Ad esempio sapere se c’è vita su Marte contribuirà a capire in quali condizioni la vita può svilupparsi, ed in ultima analisi a capire la vita sulla Terra molto meglio, con evidenti sviluppi in campo medico. Ma al tempo stesso queste missioni sono anche un forte stimolo tecnologico e portano all’invenzione di oggetti che, qualche anno dopo, diventano parte della vita quotidiana: gli esempi sono innumerevoli; ad esempio i primi satelliti erano più che altro uno “sfoggio di capacità” degli USA e dell’URSS, poi sono passati ad un utilizzo militare, poi all’utilizzo civile (praticamente sono onnipresenti nella nostra vita). Inoltre i risultati scientifici per acquisire un qualche valore devono essere pubblicati, e quindi diventano patrimonio dell’intera umanità (o perlomeno della comunità scientifica), quindi non vanno ad arricchire solo gli USA.

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  • LP ha scritto:

    Bene, magari avevano il programma per comunicare con noi ma gli mancava il kernel.

    [Rispondi]

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