Il BIOS prossimo venturo

Una nuova innovazione è stata introdotta dalla Phoenix Technologies nei BIOS da essa sviluppati: si tratta della tecnologia HyperSpace, che estende ulteriormente le funzionalità già previste dalla specifica EFI (Extensible Firmware Interface). Ricordo che la Phoenix è produttrice del celeberrimo Award BIOS, installato su milioni di PC ed è lo standard de facto con cui tutti gli sviluppatori di firmware devono confrontarsi.

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Molto brevemente, va detto che il BIOS negli ultimi anni ha subito un’evoluzione che l’ha portato ad essere, da quella porzione di codice residente su ROM, delle dimensioni comprese tra 64 e 128 KB, come nei primi PC IBM anni ’80, un vero e proprio firmware capace di includere programmi applicativi di alto livello. Il BIOS (acronimo di Basic Input-Output System) inizialmente era concepito per eseguire le funzioni base all’accensione del PC: verificare il corretto stato della memoria e dell’hardware, eseguire test diagnostici, caricare il sistema operativo e fare da interfaccia tra esso e l’hardware.

Con l’evoluzione dei PC, via via dotati di dispositivi sempre più sofisticati, di bus dati differenti col passare degli anni (ISA, EISA, PCI, ecc.) e capaci di supportare differenti tipi di CPU, di memorie, di dischi fissi ed altro, anche il BIOS si è evoluto di pari passo, includendo sempre nuove funzionalità, sino ad arrivare alle versioni odierne; tali versioni sono quelle che spesso gettano nel panico un utente allorché entri — volutamente o per sbaglio — nel BIOS Setup e resta a bocca aperta nel leggere la miriade di comandi di configurazione, perlopiù criptici e misteriosi.

Le specifiche EFI sono state introdotte a metà degli anni ’90, per superare le limitazioni imposte dai BIOS ancora legati all’architettura dei vecchi PC-AT IBM, chiaramente inadeguati alle necessità odierne. Attualmente la specifica di riferimento è la UEFI (Unified EFI) 2.1 rilasciata nel gennaio 2007.

Basandosi su ciò, Phoenix Technologies ha introdotto BIOS innovativi, iniziando innanzitutto con la Core Management Environment (CME) che permette di avviare da BIOS tool di vario genere come antivirus, diagnostica avanzata, ecc.; l’obiettivo era di inserire, in un uno spazio di storage separato dell’hard disk, un insieme di applicazioni (come i software di diagnostica o di recupero dei dati) che potessero venire attivate dal BIOS, prima del caricamento del sistema operativo. In caso di guasto di Windows su un PC, si può premere il bottone “Panico” per attivare, da parte del BIOS, gli strumenti di risoluzione del problema per cercare di ripristinare il sistema partendo da un’immagine memorizzata sul disco.

Successivamente Phoenix Technologies ha introdotto il concetto di BIOS modulare con la tecnologia CSS (Core System Software), da non confondersi con l’altro acronimo di Cascading Style Sheets che riguarda la programmazione in HTML; esso è attualmente il BIOS di punta di questa azienda. Con l’annunciata tecnologia HyperSpace viene ulteriormente estesa la versatilità del BIOS (ricordo che non si tratta di un sostituto del BIOS, ma di estensioni): HyperSpace promette la capacità di far girare, prima, durante o dopo l’avvio del sistema operativo, applicazioni di vario genere, come Web browser o interfacce Media Center. L’esecuzione delle applicazioni memorizzate nel firmware avviene in pochi secondi, e può avvenire anche mentre il sistema operativo principale (Windows, Linux od altro) è in funzione: in tal caso per richiamare un’applicazione dal firmware basta premere il tasto F4.

Phoenix Technologies ha già mostrato una versione di HyperSpace dedicata ai notebook che comprende Web browser, client e-mail, Media Player e utility per la gestione e la manutenzione del sistema. Il tempo di avvio di tali programmi, secondo la società americana, oscilla tra i 5 e i 10 secondi. Le applicazioni integrate in HyperSpace possono anche beneficiare di un ambiente di esecuzione protetto. Questa tecnologia comprende infatti un gestore di macchine virtuali, chiamato HyperCore, che isola le applicazioni dal resto del sistema: ciò rende HyperSpace particolarmente adatto sia per eseguire antivirus e altri software per la sicurezza, sia per consentire agli utenti di navigare sul Web senza rischiare di infettare il resto del sistema con malware.

Insomma, siamo oramai ben lontani dal BIOS primordiale introdotto nel 1982 da IBM; proprio stante la complessità degli attuali BIOS, mi è stato da più parti proposto di scrivere una serie di articoli che possano aiutare l’utente a fare chiarezza e permettergli di districarsi nei meandri spesso incomprensibili dei BIOS odierni. La proposta mi è sembrata sensata, poiché anche io spesso resto spiazzato da certe criptiche impostazioni dei BIOS moderni, che richiedono una discreta conoscenza di termini elettronici, e non informatici.

di Massimo MazzaProgrammazione.it